
Nome: Nicola Manuppelli
Nicola M. è nato nel 1977 dopo che il padre ha rischiato di farlo finire in un burrone, quando ancora era nella pancia della mamma. La Diane finì a metà tra il ciglio della strada ed un burrone. Scesero lentamente dalla macchina, Nicola Manuppelli, nel pancione della mamma, e i suoi genitori. Anche la macchina fu recuperata.
Nell'infanzia iniziò a leggere ossessivamente dopo aver scoperto Moby Dick.
E ossessivamente continua a leggere divorando quantità di libri che forse un miliardario potrebbe permettersi proporzionalmente al suo guadagno netto annuo.
Lui è stato il più dolce cameriere di Milano e poi ha fatto altri lavori,
che hanno sempre a che fare con la dolcezza perchè i suoi clienti sono
bambini.
Lavora per comprarsi libri, e per andare al mare ogni tanto. Oltre che per fare regali. Va al cinema. Compra anche qualche cd. Ma ascolta la musica leggendola come un libro. Ascolta e attende sensazioni. Aspetta di sentirsi coinvolto in una trama.
Io non ci capisco niente nè di poesia nè di letteratura e non posso fare
una nota critica su quanto ha scritto. Ma posso assicurarvi che è uno
schianto.
(Eley)
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PISCINA

Suo padre, che lavorava in ospedale da quasi mezzo secolo, una volta si decise finalmente a parlarle del segreto della nascita.
Le cercò di spiegare a parole quella sensazione stranissima di contribuire alla creazione. E poi parlò di lei e sua sorella. Le aveva messe in acqua per imparare a nuotare e avevano una sei anni e l’altra otto. Se lo ricordava ancora. L’aveva tenuta con le sue grosse mani sotto le sue piccole braccia e poi l’aveva lasciata andare. Lei era caduta giù a picco, come una roccia.
Poi, lentamente, aveva cominciato ad agitarsi con le gambe e con le mani e, in uno stile tutto suo, si era tenuta a galla.
UN PASSO AVANTI

Ogni tanto appoggio la testa sulla pancia di Marta e provo a sentire se lui si muove. Per lei è solo suggestione ma io sono sicuro di sentirlo parlare. Mi sembra che dica qualcosa da laggiù, anche se non capisco cosa.
Marta ride e dice che sono troppo pazzo. E allora io sollevo la testa e rido anch’io. E mi lascio cadere con la schiena all’indietro e rimango disteso sul pavimento. E il pavimento è freddo e Marta mi guarda con i suoi occhi. Che si sono fatti più dolci da quando lui è dentro di lei.
E io le dico che non ho più voglia di sollevarmi in piedi. Che vorrei stare lì disteso per sempre. A guardarla.
LA SCELTA

Ci sono giorni in cui Sara guarda verso la finestra e diventa irrequieta, come un animale che fiuti la pioggia o il pericolo.
Oggi è uno di quei momenti. Siamo tornati a casa dal funerale e ho guidato in silenzio per ore ed ore, lungo l’autostrada. Ho abbassato il finestrino per lasciare entrare un po’ d’aria ma Sara si è lamentata.
Lo ha fatto nervosamente, istericamente e ho capito che era un giorno di quelli.
NUOTO SINCRONIZZATO

Con i piedi per aria e la testa a un metro e ottanta al di sotto dell’acqua, era a suo agio con sé stessa. Poi incrociava i piedi e appoggiava una caviglia sull’altra e, nell’acqua, faceva di sé stessa una trottola. Faceva tre giri su sé stessa e faceva affondare il corpo intero.
Interamente sotto l’acqua diventava un siluro, poi divaricava le gambe e con una spinta dei reni le faceva riemergere in superficie. Poi la musica finiva. Si immergeva nuovamente, nuotava sul fondale fino alla scaletta ed usciva dalla vasca della piscina.
Anche per quel giorno l’esercizio era terminato.
Campus
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