
Nome: Nicola Manuppelli
Nicola M. è nato nel 1977 dopo che il padre ha rischiato di farlo finire in un burrone, quando ancora era nella pancia della mamma. La Diane finì a metà tra il ciglio della strada ed un burrone. Scesero lentamente dalla macchina, Nicola Manuppelli, nel pancione della mamma, e i suoi genitori. Anche la macchina fu recuperata.
Nell'infanzia iniziò a leggere ossessivamente dopo aver scoperto Moby Dick.
E ossessivamente continua a leggere divorando quantità di libri che forse un miliardario potrebbe permettersi proporzionalmente al suo guadagno netto annuo.
Lui è stato il più dolce cameriere di Milano e poi ha fatto altri lavori,
che hanno sempre a che fare con la dolcezza perchè i suoi clienti sono
bambini.
Lavora per comprarsi libri, e per andare al mare ogni tanto. Oltre che per fare regali. Va al cinema. Compra anche qualche cd. Ma ascolta la musica leggendola come un libro. Ascolta e attende sensazioni. Aspetta di sentirsi coinvolto in una trama.
Io non ci capisco niente nè di poesia nè di letteratura e non posso fare
una nota critica su quanto ha scritto. Ma posso assicurarvi che è uno
schianto.
(Eley)
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POSTERS - 03
Scott Turow (Chicago, 1949)

" Tutti lo conoscevano come Sandy, il nome che aveva adottato poco dopo essere arrivato nel 1947 con la madre e la sorella. Erano stati allontanati dall'Argentina da una serie infinita di calamità: la morte del fratello maggiore e poi del padre, e l'ascesa di Peròn al potere. Era stata sua madre a suggerirgli di adottare quel nome, ma lui non si era mai sentito a suo agio. Il nome aveva un tono baldanzoso e comico che gli si adattava male, come gli abiti di un altro; e quindi sembrava tradire tutto il desiderio di essere accettato, quel desiderio così tipico dell'immigrato che lui si sforzava di nascondere e che in realtà era stato forse la sua passione più incorreggibile.
Lunedì 03 ottobre
Sedicesima puntata
Il maiale
Fu in periodo di guerra che ci vennero a mancare le cose di cui vivere. Nelle città fu dura ma nelle campagne fu un inferno. I più affamati chiedevano di che mangiare al paese vicino. Le donne prendevano le sacche e andavano a caritare. Morivano durante il ritorno, si spaccavano i ginocchi strisciando sul terreno con le loro sacchettole. Lo potevi vedere l’inferno: passavi da San Nicandro a San Severo. Dal mare a Torre Maietta fino su ai monti, ad Apricena, a San Michele del Monte. Li vedevi i piedi spaccati, la santa carità di Cristo dimenticata, gli occhi iniettati di rosso. Mancava l’acqua e Tonino se la faceva a piedi nell’unico pozzo che un po’ te ne dava ancora. Vai Tonino vai, gli facevano tutti, e poi Tonino non tornava. E dov’era finito Tonino? Era sotto la terra oppure se l’era mangiato qualche bestia. Ché le bestie c’avevano fame pure loro e Dio c’aveva il suo da fare. E le madri che aspettavano i loro Tonino. Si consoli, signora, Tonino ha trovato un posto migliore dove stare. E tutti a dare conforto agli sconfortati.
POSTERS - 02
Philip Roth (Newark, 1933)

“ Conosci la storia del funerale del canarino in quello che una volta era il primo distretto, quando uno dei calzolai del posto seppellì il suo canarino? Questo ti farà capire com’era tosto Ira…e quanto poco lo era. Fu nel 1920. Io avevo tredici anni e Ira sette, e in Boyden Street, a due strade dalla nostra casa popolare, c’era un ciabattino, Russomanno, Emidio Russomanno, un vecchio dall’aria misera, piccino, con due grandi orecchie e una faccia smunta e la barba bianca sul mento e, sulle spalle, un abito liso di cent’anni prima. Russomanno, per avere un po’ di compagnia, teneva in bottega un canarino. Il canarino si chiamava Jimmy e Jimmy visse a lungo e poi Jimmy mangiò qualche cosa che non avrebbe dovuto mangiare e morì.